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Tim Lind Managing director per l’area pianificazione strategica
Omgeo LLC
Al momento le aziende pongono grandissima enfasi sulla riduzione del rischio di controparte. Un’insolvenza di alto profilo, come quella di Lehman Brothers, unitamente alla complessità degli strumenti OTC, ha fatto sì che il rischio di controparte sia diventato una preoccupazione giornaliera per gli operatori di mercato. Al fine di mitigare il rischio, una crescente proporzione di transazioni in derivati OTC viene ora protetta con garanzie collaterali. Oggi si contano milioni di attività operative giornaliere richieste per gestire le transazioni aperte e decine di migliaia di accordi eseguiti.
La capacità di tenere le aziende a distanza di sicurezza dai devastanti effetti dei rischi di credito realizzati, ma anche di permettere loro di continuare a operare in momenti di estrema volatilità di mercato e con controparti con diverso merito di credito, è un fattore critico per il successo della negoziazione in derivati, sia quotati in borsa che OTC.
Tuttavia, la gestione di questo livello di esposizione e delle garanzie collaterali pone enormi sfide operative, poiché la collateralizzazione diventa principalmente un esercizio di gestione del “rischio operativo”. Il compito delle attività legate alle garanzie collaterali è quindi quello di identificare, monitorare e gestire questi rischi nel modo più efficiente e completo possibile. Un’impresa non certo facile.
Il primo ostacolo è che la collateralizzazione dipende da volumi di dati time-critical e location-specific originati al di fuori dei suoi confini. Questioni relative a consegna, tempestività, qualità e quantità diventano fondamentali per permettere ai gestori di garanzie collaterali di rispettare le loro scadenze. Ed anche dopo la pubblicazione, il loro lavoro è compiuto solo in parte.
In secondo luogo, i dati collazionati devono essere assegnati ai portafogli in base ai termini concordati tra le parti identificate. Tali termini possono essere centinaia e devono spesso tener conto sia del mercato che della giurisdizione. La mancata registrazione dei termini in modo completo e preciso può pertanto portare a portafogli incompleti e imprecisi, ma può anche avere come conseguenza calcoli errati e produrre richieste di reintegro inesatte. Inevitabilmente, in queste circostanze sorgono spesso controversie con le controparti, che possono ulteriormente ritardare o anche impedire le ricezione delle garanzie collaterali necessarie.
Ed anche quando i gestori delle garanzie collaterali operano correttamente su tale fronte, vanno affrontate molte altre questioni operative. Una delle più ovvie è la riconciliazione dei portafogli, ma ce ne sono altre altrettanto complesse e delicate, che potrebbero richiedere l’impiego di notevoli risorse dei gestori. Di conseguenza, è facile capire che nel semplice meccanismo di conversione dell’“esposizione” in “garanzie collaterali” si annidano molti nuovi rischi.
C’è poi un’ulteriore sfida per la gestione attuale e futura delle garanzie collaterali: trasformare il modo in cui i gestori comunicano e si interfacciano tra di loro, con i loro depositari e i loro broker. È in quest’area che i processi e i metodi sono meno robusti e la mitigazione del rischio è più vulnerabile.
Al momento sembrano mancare:
• regole di comunicazione (messaggi, formati e contenuti); • protocolli per meccanismi di trasporto delle comunicazioni; • disposizioni a livello di sicurezza e crittografia; • SLA per la gestione delle scadenze con tolleranza dei guasti.
Il mercato ha quindi la fondamentale esigenza di creare una piattaforma di trasmissione dei messaggi aperta, sicura e robusta, che non solo consenta una gestione delle garanzie collaterali quasi zero-touch, ma che assicuri anche che l’atto della diversificazione e del trasferimento dei rischi porti di fatto a una significativa riduzione del rischio.
Stabilire efficienti processi di gestione delle garanzie collaterali all’interno delle singole aziende e in tutta la comunità non è un’impresa facile. Se gli strumenti derivati e gli altri prodotti innovativi sono destinati a durare (e lo sono), è arrivato il momento di fare uno sforzo. Se le organizzazioni non gestiscono efficacemente il rischio di controparte e seguono processi operativi inadeguati, non fanno altro che scambiare un rischio con un altro.
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